City

Guadalupe Series 3: virgen de l’arbol

City of Industry, CA

Guadalupe series 2: Urban de Guadalupe

East Los Angeles

Guadalupe series 1: Parking-lot Virgen

East Los Angeles - 2009

hollywoodland

South Central Los Angeles

South Central Los Angeles

Urban Safari

un residente di Los Angeles contempla i vicini foto: Fabrizio Laurenti

Anche se tecnicamente e’ composta di una novantina di municipalita’ amministrativamente distinte (Santa Monica, Beverly Hills, West Hollywood.. e via dicendo attraverso l’hinterland) all’occhio nudo – o dal finestrino di un aereo che per sorvolarla impiega facile una ventina di minuti – Los Angeles appare come una metropoli sterminata. Una pianura di 100km x 100km uniformemente ricoperta di casette,  l’archetipo di sprawl orizzontale a bassa densita’ attraverstato dalle autortrade urbane. LA e’ il capostipite del modello suburbano copiato da molte citta’ moderne in America e ormai altrove, che dilagano nel territorio decentrando comprensori e snodi di consumo in paesaggi posturbani, suburbani ed exurbani. Il modello a volte denominato di losangelizzazione ha generato un intero campo di studi critici urbanistici e sociali e un annessa bibliografia, dal fondativo Architecture of Four Ecologies di Rayner Banham all’ Ecology of Fear di Mike Davis. Un altro libro, lo splendido saggio fotografico  Los Angeles, Portrait of  City edito quest’anno da Taschen, rivela attraverso una stupefacente collezione di foto storiche come questo archetipo (sub)urbano abbia appena 150 anni, come a meta’ dell’ottocento cioe’ al posto della megalopoli  ci fossero vergini  colline di macchia mediterranea e poco piu’  (tutta l’odierna rigogliosa vegetazione urbana di LA, a partire dalle topiche palme, e’ stata importata successivamente per effetto “scenografico”). Le immagini dimostrano che la dimensione piu’ stupefacente della metastasi urbana losangelese sia stata l’accelerazione nel tempo di questa citta’ amorfa che ha colonizzato l’immaginario globale. Una caratteristica che con la bassa densita’  spiega in parte la sussitenza di una florida “fauna urbana”. Le colline che attraversano la citta’ e i limitrofi giardini delle case sono condivisi  dai losangelesi e da decine di specie di animali selvatici – oltre al solitario coyote di cui sopra  e miglaiai di suoi consanguinei, da cervi, serpenti, scoiattoli, raccoon (orsi lavatori), puzzole e opossum  che la sera e’ normale vedere razzolare nei bidoni della spazzatura, sgattaiolare dietro l’angolo o attraversare di soppiatto la strada. Il comune e la provincia mantengono diversi enti  preposti alla loro “gestione”, un controllo del tutto illusorio naturalmente e fin quando i californiani bipedi continueranno a spingersi  sempre piu’ addentro agli habitat degli abitanti originali del territorio e’ forse piu’ logico il progetto della National  Wildlife Federation che offre consigli su come meglio allestire nel proprio giardino un habitat idoneo anche agli animali selvatici, certificando gli ambienti “amichevoli” con questo diploma.

Hollywoodland

Le citta’ hanno i monumenti che si meritano e molto appropriatamente a Los Angeles si tratta delle vestigia di un insegna pubblicitaria eretta sulle colline negli anni ’20 per vendere lotti di un comprensorio (Hollywoodland). Il resto e’ storia,  e testimonia principalmente l’abilita’ di Hollywood e della citta’ di vendere nel mondo l’immagine fittizia di stessa. Durante il weekend una squadra di una trentina di lavorataori si sono arrampicati sulle lettere di lamiera alte 30 metri e le hanno coperte con teloni recanti grandi lettere rosse che attualmente dalle famose colline invitano a Save The Peak, cioe’ “salviamo la vetta”. Si da infatti il caso che il terreno circostante la celebre scritta non sia interamente demaniale e che un gruppo di speculatori ne abbia acquistato una cinquantina di ettari annunciando di voler edificare accanto alle letterone alcune sontuose ville. Una situazione non senza precedenti in una citta’ senza un piano regolatore vero e proprio, che per sua stessa  postmoderna natura e’ figlia dell’estremo libersimo edilizio, ma che ha stavolta provocato in moto di indignazione in alcuni cittadini che capitanati da un assessore comunale hanno organizzato la colletta per poter  riacquistare il terreno e donarlo come parco civico al comune (fuori discussione l’acquisto con fondi pubblici; la citta’ come molte in California sta praticamente alla canna del gas). Ecco l’idea di riadibire la scritta allo scopo originale: pubblicita’  in questo caso per stimolare le donazioni private che permetterebbero di salvaguardarla per future generazioni. Fra i piu’ contenti di tutto questo i tre giovani partner di origine iraniana la cui impresa di cartellonistica si e’ aggiudicata l’appalto per la modifica mega-ortografica e che aggrapati all a”O” mi hanno detto che una simile  pubblicita’ semplicemnte non ha prezzo.

Il cielo sopra Los Angeles – febbraio 2010

Hollywood

Capitol building

Manhattan

Midtown