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L’UOMO CHE BRUCIA

La scorsa notte il fuoco ha ancora una volta consumato l’uomo di legno in mezzo al lago secco di Black Rock, in Nevada. E’ stato il ventesimo sacrificio rituale al culmine di Burning Man. In suo onore, alcune immagini che ho girato l’ultima volta che ho visitato il gigantesco happening sulla Playa

STILL BURNING

Guadalupe series 4: bus stop madonna

Guadalupe Series 3: virgen de l’arbol

City of Industry, CA

Guadalupe series 2: Urban de Guadalupe

East Los Angeles

Guadalupe series 1: Parking-lot Virgen

East Los Angeles - 2009

FedEx Totem

I furgoni per le consegne sono oggetti “canonici” del lansdcape nordamericano. Che siano quelli bianchi e blu della FedEx o quelli rigorosamnte marroni della UPS si distinguono per la virtuale assenza di forma. Oggetti di industrial design invariati da cinque decenni assomigliano ad amorfi scatoloni del tutto significativi riguardo alla funzione del design in America. Totem semoventi di utilitarismo, vorremmo dire protestante (nel senso webriano della sobria produttivita’). Qualita’ apparente anche in altra progettazione industriale: spine elettriche, caffettiere, frullatori, martelli, infissi e cartoleria – tutte accomunate da una supremo disinteresse per il design come funzione estetica. Ci sono eccezioni naturalmente, e l’America e’ cambiata – basta dire “Apple” e Ikea ha colonizzato i gusti della classe media fin negli hinterland. Ma in generale e’ ancora molta – molto piu’ comunque che in Europa – la produzione di oggetti utilitari beatamente imperturbata dalle considerazioni estetiche degli ultimi 40 anni. E FedEx truck e scuolabus prevedibilmente non cambieranno ancora per un pezzo.

hollywoodland

South Central Los Angeles

South Central Los Angeles

Urban Safari

un residente di Los Angeles contempla i vicini foto: Fabrizio Laurenti

Anche se tecnicamente e’ composta di una novantina di municipalita’ amministrativamente distinte (Santa Monica, Beverly Hills, West Hollywood.. e via dicendo attraverso l’hinterland) all’occhio nudo – o dal finestrino di un aereo che per sorvolarla impiega facile una ventina di minuti – Los Angeles appare come una metropoli sterminata. Una pianura di 100km x 100km uniformemente ricoperta di casette,  l’archetipo di sprawl orizzontale a bassa densita’ attraverstato dalle autortrade urbane. LA e’ il capostipite del modello suburbano copiato da molte citta’ moderne in America e ormai altrove, che dilagano nel territorio decentrando comprensori e snodi di consumo in paesaggi posturbani, suburbani ed exurbani. Il modello a volte denominato di losangelizzazione ha generato un intero campo di studi critici urbanistici e sociali e un annessa bibliografia, dal fondativo Architecture of Four Ecologies di Rayner Banham all’ Ecology of Fear di Mike Davis. Un altro libro, lo splendido saggio fotografico  Los Angeles, Portrait of  City edito quest’anno da Taschen, rivela attraverso una stupefacente collezione di foto storiche come questo archetipo (sub)urbano abbia appena 150 anni, come a meta’ dell’ottocento cioe’ al posto della megalopoli  ci fossero vergini  colline di macchia mediterranea e poco piu’  (tutta l’odierna rigogliosa vegetazione urbana di LA, a partire dalle topiche palme, e’ stata importata successivamente per effetto “scenografico”). Le immagini dimostrano che la dimensione piu’ stupefacente della metastasi urbana losangelese sia stata l’accelerazione nel tempo di questa citta’ amorfa che ha colonizzato l’immaginario globale. Una caratteristica che con la bassa densita’  spiega in parte la sussitenza di una florida “fauna urbana”. Le colline che attraversano la citta’ e i limitrofi giardini delle case sono condivisi  dai losangelesi e da decine di specie di animali selvatici – oltre al solitario coyote di cui sopra  e miglaiai di suoi consanguinei, da cervi, serpenti, scoiattoli, raccoon (orsi lavatori), puzzole e opossum  che la sera e’ normale vedere razzolare nei bidoni della spazzatura, sgattaiolare dietro l’angolo o attraversare di soppiatto la strada. Il comune e la provincia mantengono diversi enti  preposti alla loro “gestione”, un controllo del tutto illusorio naturalmente e fin quando i californiani bipedi continueranno a spingersi  sempre piu’ addentro agli habitat degli abitanti originali del territorio e’ forse piu’ logico il progetto della National  Wildlife Federation che offre consigli su come meglio allestire nel proprio giardino un habitat idoneo anche agli animali selvatici, certificando gli ambienti “amichevoli” con questo diploma.