Isteria a cinque stelle – Italy’s not-so-quiet grass-roots revolution

Trovo le convulsioni post-elettorali uno spettacolo piuttosto inverecondo – voglio dire che il panico provocato dall’exploit del movimento 5 stelle e’ didascalico della disperazione di un classe politica (una seconda repubblica) in inesorabile declino. Per questo trovo preoccupante l’associarsi al coro della sinistra, se questo termine ha ancora un siginificato, si insomma del’area progressista. Siamo proprio sicuri di doverci allineare cosi’ univocamente alle schiere di coloro che si stanno  stracciando le vesti per l’irresistibile ascesa del M5S? E’ vero che la lontananza di un osservatorio come l’America offre  il privilegio di non essere quotidianamente esposti alle esternazioni di Beppe Grillo ma il populismo del suo leader giustifica davvero l’obbrobrio uniforme nei confronti di quello che certamente e’ l’unico dato nuovo e interessante in un panorama politico sfinito? Dobbiamo proprio inalberarci contro i “giovani secchioni ambientalisti” del cinque stelle? Scusate ma l’ambientalismo e l’impegno e il “glocalismo” non deve essere parte integrante di un movimento progressista? Come e’ successo che unirsi al coro istituzionale dei brontoloni e’ diventato preferibile all’impegno civico (il community activism per cui Sarah Palin scherniva Obama). Insomma dobbiamo davvero stare coi vecchi tromboni che in questo giorni bofonchiano su e giu’ per il paese a scuotere la testa davanti ai  “debuttanti”. Il populismo di sicuro e’ un male del presente che accomuna movimenti pericolosi come i pirati tedeschi, l’alba dorata e il Tea Party ma ci sono elementi di “antipolitica” anche in Occupy, nel No TAV e nelle primavere arabe, e forse una ragione c’e’. Insomma  un certo moralismo di sinistra nei confronti dei nuovi movimenti  mi sembra rischioso e distruttivo.Mi pare piuttosto  innegabile che esiste un confronto globale ormai, trasversale, fra gli establishment e il rinnovamento – Non sarebbe forse il caso di intavolare un dialogo aperto onesto e propositivo con i nuovi entusiasmi piuttosto  che piantarsi convinti  e imbronciati dalla parte sbagliata della storia: il passato?

 

Recent local elections in several  Italian  cities have resulted, like elsewhere in Europe,  in the upending of the plitical establishment. Notably the voting marked  historical disastrous showing by the Berlusconian right and its xenophobic, poulits ally to the right Lega Nord. While the institutional left more or less held its ground – but made no gains as its traditional enemies collapsed – the big winner was the new grass-roots, glocal and environmentalist   “five-star” movement led by charsimatic comedian Beppe Grillo which the New York Times covered here .  As in many countries (German “pirates” Greek Golden Dawn, American Tea Party e and Occupy , Spanish Indignados) the movement expresses a strongoften inchoate rejection o the status quo rather than a  precise alternative program. But it has resulted in a panicked reaction not only from government parties but the institutional  right and left alike,  which have take to deriding the upstarts as “amateurs” a strategy that only reinforces the ense of their detachment from popular sentiment.

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