SUNDANCE DIARY 5: Killer Inside Me
Sundance ha il suo primo scandalo con Killer Inside Me, non tanto per le scene di “Jessica Alba sculacciata!”, spiattellate con gusto sui siti degli autorevoli quotidiani italiani non appena le immagini sgranate sono state piratate su internet, ma per quelle di grafica violenza contenute nell’adattamento dell’omonimo romanzo di Jim Thompson firmato Michael Winterbottom. L’altra sera dopo i titolo di coda all’Eccles Theater di Park City hanno dato luogo ad una dei piu’ movimentati dibattiti del festival. Normalmente i “Q&A” al termine delle proiezioni qui sono caratterizzate dai complimenti del pubblico e da pertinenti domande ai cineasti da parte degli attenti spettatori . Ma quando e’ stata la volta del regista inglese dopo la proiezione di Killer l’atmosfera era decisamente gelida. Prima “domanda” di una signora in prima fila: “Non posso credere che questo festival abbia accettato di proiettare una simile porcheria. Suono fuori di me. Lei dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa!” Al che la spettarice indignata si e’ alzata e ha lasciato la sala fra il mormorio e alcuni fischi della platea. Invece di rispondere Winterbottom affiancato dai produttori e alcuni membri del cast fra cui Bill Pullman (Jessica Alba invece che si era limitata ad un breve cenno di saluto all’introduzione, ha lei stessa abbandonato il cinema prima dela fine del film) e’ rimasto in imbarazzato silenzio. Una buona meta’ della mezza dozzina di commenti seguiti dal pubblico hanno avuto lo stesso tono. Dal balcone un’altra signora si e’ chiesta con quale coscienza il regista avesse potuto diffondere le immagini dei brutali omicidi di donne (massacrate a pugni dl protagonista Casey Affleck) in un mondo gia’ corroso di abusi contro le donne, abbandonando poi subito anche lei la sala mentre Winterbottom avanzava una difesa invero piuttosto debole sulla forza del libro di Thompson. E effettivamente il regista rimette nel film tutta la violenza e il sesso originalmente contenuto nella piccola perla pulp di Thompson, autore piu’ sublimamente dark del canone noir americano. Con Killer Inside Me il genio delle dime novels sfruguglia con clinica ferocia nell’America torbida dei peccati originali; la sua agghiacciante trama attorno al poliziotto serial killer nel West Texas dei campi petroliferi negli anni 50 e’ un capolavoro horror di aberrazione psicologica sotto la superfice di ordinata conformita’ law and order. Da canto suo Winterbottom calca con dovizia sul sadismo e l’eros sadomaso che soffonde il testo ma l’operazione nella cinepresa del britannico risulta aliena rispetto al vernacolare di interpreti piu’ naturalmente affini come Peckimpah che di Thompson adatto’ The Getaway con Steve McQueen. Come accadde a Steven Frears con The Grifters il film e’ troppo formale per rendere appieno la claustrofobica angoscia di Thompson, che tra l’altro alla fine della carriera passo’ aclune settimane proprio a Sundance al soldo di Robert Redford che gli aveva cosmmissionato una sceneggaitura intitolata “Bo” sulla vita di un hobo destinata a non venire mai prodotta. Adesso lo spirito dello scrittore maledetto e’ tornato ad aleggiare col suo strascico polemico sul festival.
