La Guerra dei Cellulari

SAN FRANCISCO: LA CENSURA DEI CELLULARI

LOS ANGELES  – -  Due omicidi di polizia a pochi giorni di distanza, l’indignazione della gente che divampa su internet e nei social network su cui si cristalizza la protesta, la mano pesante delle autorita’ che intervengono per reprimere  le reti di comunicazione su cui si organizza  la resistenza civile. Non accade in uno stato-cliente del Maghreb o per iniziativa di un despota mediorientale alle prese con un sollevamento popolare ma nell’illuminata California,  all’ombra della Silicon Valley da cui emanano le tecnologie che le reti sociali le rendono possibili.

L’ultimo caso di censura “tecnologica” e’ scoppiato a un tiro di schioppo dell’epicentro digitale del mondo la scorsa settimana quando la direzione del BART, la metropolitana che collega San Francisco all’hinterland della Bay Area, ha sospeso il servizio cellulare in quattro stazioni della linea centrale dove migliaia di passeggeri hanno d’improvviso perso il “campo” normalmente garantito da appositi ripetitori sotterranei. Non si e’ trattato di una interruzione per manutenzione ma di una misura “strategica” per contrastare una manifestazione a mezzo di flash mob, che era stata annunciata per protestare l’uccisione di Charles Blair Hill, un senzatetto di 45 anni ucciso a colpi di pistola dalla polizia ferroviaria quando, nella dicitura standard dei rapporti  di polizia in questi casi, aveva “minacciato  l’incolumita’ degli agenti” della sicurezza lanciando in loro direzione una bottiglia di Vodka, in apparente stato confusionale.

Hill era uno dei tanti “transient” che vivono di espedienti  nel distretto centrale della citta’ nelle stazioni metro nei pressi del tenderloin district uno dei piu’ notori quartieri di degrado urbano della California e la sua morte ha seguito un copione tristemente noto in uno stato in cui una gigantesca popolazione di senzatetto e malati mentali, in assenza di una rete sociale, rimane in balia delle strade e spesso di tragici incontri con le forze dell’ordine. Quello ad esempio avvenuto appena pochi giorni prima a Fullerton, un sobborgo esterno di Los Angeles, in cui un senzatetto schizofrenico di 37 anni, Kelly Thomas, era stato pestato  a morte dai poliziotti dopo una “verifica” ad una fermata dell’autobus.

Entrambi i casi hanno provocato forti proteste delle comunita’ specie per il rifiuto dei rispettivi corpi di polizia di prendere provvedimenti disciplinari nei confronti degli agenti responsabili. In entrambi i casi la protesta e’ stata amplificata su internet anche grazie al coinvolgimento di Anonymous, la rete di cyber-militanti i cui hacker hanno attaccato il sito internet di BART e il portale della polizia di Fullerton.  A San Francisco dove gli agenti di sicurezza del BART hanno una problematica, e violenta, storia di rapporti  con “sospetti” , la coalizione aveva convocato una flash-protest nelle stazioni metro del centro per  non meglio definite azioni di  disturbo. Avendone avuto sentore la direzione di BART, la semiprivata azienda di trasporti con concessione municipale, ha ritenuto di procedere alla sospensione preventiva del servizio cellulare “per evitare che i telefonini potessero venire utilizzati per coordinare una  manifestazione “illegale e potenzialmente pericolosa” sui marciapiedi delle stazioni. Si e’ trattato praticamente di un commissariamento preventivo delle frequenze cellulari di ogni utente munito di telefono, unilaterale e senza precedenti ma necessario secondo BART a garantire la sicurezza e l’incolumita’ dei passeggeri. L’effetto pero’ e’ stato semmai di allargare la protesta alle  questioni di liberta’ di espressione e controllo sociale.  “Se il governo puo’ bloccare intere reti di telecomunicazione per impedire una protesta politica” ha detto Micahel Risher della ACLU (American Civil Liberties Union), “questo contrasta direttamente col primo emendamento della costituzione che garantisce il diritto di assemblea, di protesta e di manifestazione”. In sostanza mentre il governo o in questo caso l’azienda dei trasporti avrebbe il diritto di impedire azioni fisiche di disturbo la libera circolazione e dell’espressione delle idee e’ costituzionalmente tutelata.

La dottrina giuridica espressa in merito  dai tribunali americani – dove il caso ha buone probabilita’ di finire – prevede che siano presenti condizioni di assoluta ed evidente emergenza per giustificare un bavaglio preventivo all’espressione o all’informazione, e’ il cosiddetto prior restraint, che difficilmente viene consentito. In questo caso la restrizione e’ stata imposta alla facolta’ di comunicare del pubblico, con l’obbiettivo di fermare trasmissioni il cui contenuto non era gradito all’agenzia oggetto della  protesta. Un po’ come se venisse sospeso il servizio telefonico cellulare dell’intera Val di Susa  per ostacolare il coordinamento di un corteo no-tav. La distinzione secondo i dirigenti  del BART e’ che la restrizione e’ stata limitata a strutture di sua proprieta’ “non soggette quindi alle stesse garanzie di libera espressione applicabili agli spazi pubblici”, come un ateneo cioe’ che limitasse l’accesso wifi nelle proprie aule per evitare la distrazione degli studenti durante le lezioni. Ma visto l’intento della azione di BART secondo i manifestanti e’ piuttotso come se un universita’ bloccasse tutta la posta elettronica per evitare una protesta studentesca – o se venisse confiscato il megafono di un manifestante in un corteo.

L’azzeramento dei cellulari e’ un provvedimento drastico tantopiu’ inquietante all’indomani delle maxisentenze  imposte in Inghilterra per l’uso “improprio” di Facebook, cioe’ per l’espressione da parte di cittadini di contenuti sgraditi al governo.Molto e’ stato giustamente scritto sull’ironia della repressione dello psicoreato digitale nelle illuminate democrazie  occidentali che da poco avevano finito di canonizzarla  come  indomita e virtuosa linfa delle primavere arabe. Ma questi episodi cosi’ lontani da  piazza Tahrir  pongono soprattutto sempre piu’  urgentemnte la questione del controllo dei “mezzi digitali” alla luce di monopoli sempre piu’ consolidati da cui dipende un numero sempre maggiore di quotidiane facolta’: dalla gestione e proprieta’ dei contenuti dei nostri telefoni, computer e palmari,  all’accesso e il controllo dei social network e quindi in generale della liberta’ di espressione su piattaforme digitali la cui gestione  e’ sempre piu’ rimossa dall’utente malgrado l’impatto sempre piu capillare sulla vita quotidiana di ognuno di noi.  Una nuova realta’ della comunicazione;  atomizzata e autonoma ma allo stesso tempo strettamente dipendente da poteri privati e malformate normative governative; una nuova e vulnerabile topologia sociale prodotta da una rivoluzione tecnologica le cui problematiche implicazioni politiche sono ogni giorno piu’ evidenti.

Luca Celada

21/8/11

 

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